martedì 20 settembre 2011

Recensione DELAY JESUS '68 su "KOMAKINO"

Due gentiluomini da Lodi, basso e percussioni, formula strumentale, vibe psichedelico e lunghe cavalcate.
Delay e overdrive su basso, drumming metallico, anche flauto e organo, un'esplorazione del suono su tre tracce, un'esplorazione come la farebbe un caterpillar in montagna (Golden Mountain), - abbastanza carne al fuoco per render le cose interessanti, - e se Vi fermate a guardare tra i fumi che esalano, potreste finire per scorgere il volto sacro di Gesù.. scherzo, riuscirete giusto a raggiungere il barbecue, ma in ogni modo, Vi consiglio di ascoltare questo disco con le cuffie, per meglio assaporare l'unità del matrimonio della sezione ritmica e la sua primitiva dinamica.
Pensate ad una versione rozza degli Om senza CV e con nessuna volontà di rifarsi agli Om.
E nota finale, per gli addetti ai lavori: il tutto è registrato da Luca Ciffo dei Fuzz Orchestra / Bron Y Aur. Mica pigne.

http://www.inkoma.com/read.asp?id=3775

venerdì 26 agosto 2011

giovedì 4 agosto 2011

Recensione DELAY JESUS '68 su "CLAPBANDS"

a cura di Paolo Finocchiaro

Montagne lisergiche in azione. Cavalcate elettriche nella miglior tradizione psichedelica. I Great Saunites la sanno lunga sul loro suono ed aggiungono al loro repertorio questo gioiellino di heavy-psych un pò kraut ed un pò space rock, denominato "Delay Jesus '68" (Hypershape Records/Il Verso del Cinghiale Records - 2011) dopo la prima prova "TGS" (2010). La formula è apparentemente semplice: un duo basso/batteria, effetti calibrati ed un lungo divenire compositivo pieno di sorprese tra fermate, risalite e tribalismi percussivi. Esalta pensare la loro miscela sonica come un incontro tra i Can del primo periodo (non a caso il nome dell'album cita una delle prime prove dei Can chiamato "Delay '68"), gli Sleep, i Pink Floyd '68-'71, i Motorpsycho più acidi e psiconauti e trasognanti reminiscenze stoner. La descrizione darebbe da pensare a qualche sperduto gruppo nella vasta provincia americana ma qui siamo in Italia ed esattamente a Lodi. Credo che Atros - basso e Kandur Layola - batteria siano fieri del loro sound dato che il genere in Italia non va tanto per la maggiore, occupati come siamo a seguire le mode del momento. Ma il risultato mi dice che qui il coraggio di osare da parte dei ragazzi c'è ed eccome. Quindi, sempre avanti ed oltre come un panzer che sogna le nuvole, guardandole.

http://clapbands.blogspot.com/2011/08/great-saunites-delay-jesus-68-ep.html

mercoledì 20 luglio 2011

Recensione DELAY JESUS '68 su "SENTIRE ASCOLTARE"

a cura di Stefano Pifferi


Il duo nell’accezione post White Stripes può voler dire garage-rock bluesy e pestone con basso&batteria che si slanciano a rotta di collo tra urgenza luciferina e incedere rock. Oppure psichedelia ascensionale infinita alla maniera degli Om. O ancora, noise brutale in modalità carrarmato come nel caso dei Lightning Bolt.
Poi però, ed è il caso dei qui presenti The Great Saunites, ci sono esperienze che pur non innovando riescono nella affascinante fusione dei suddetti referenti. L. Kandur Layola (batteria) e Atros (basso) – nome de plume dietro cui si nascondo i due protagonisti – mettono in scena tre lunghi brani in cui dispiegano l’ampia apertura alare tra psych dilatata, stoner corposo e rock mefitico prediligendo ovviamente la profondità del groove coinvolgente. Se qua e là emergono reminder Sleep (Golden Mountain) o Black Sabbath (l’attacco della title track), l’afflato kraut-rock alla Can (si noti il gioco di rimandi del titolo dell’album) e le ambientazioni oscure ed ipnotiche sono rese in maniera molto personale tra scarti improvvisi di velocità, ritmiche mai statiche e vertigini umorali. Luca Ciffo (Fuzz Orchestra) alla registrazione e Giuseppe Ielasi al mixing sono poi più di una garanzia per questo giovane progetto lodigiano e l’ennesima bella sorpresa per la label di Alberto Pirti Messaggi.


http://www.sentireascoltare.com/recensione/9009/great-saunites-the-delay-jesus--68.html

sabato 4 giugno 2011

Recensione DELAY JESUS '68 su "IL MUCCHIO"

a cura di Hamilton Santià

Ora, cosa ce ne facciamo dell’ennesimo album strumentale che non è tanto post-rock quanto metal-“de”metallizzato? Cosa ci servono tre “movimenti” per 29 minuti di musica che rimanda (in Italia) agli Ufomammut e (all’estero) ai Jesu? Insomma, cosa rende questo “Delay Jesus ‘68” (ecco sì, forse il titolo spiega già tutto: c’è parecchio delay, ci sono i Jesu – e la s? e va beh – c’è quel tipo di ’68 che riecheggia rivoluzioni e, soprattutto, album dei Blue Cheer) degno di essere ascoltato ora che, nel 2011, roba di tal foggia di esce dalle orecchie?
Sì, insomma, il problema è sempre il solito. Non è che i The Great Saunites facciano schifo o abbiano qualche demerito particolare. Anzi, la loro musica si ascolta anche con piacere. Però non può restare in mente. Non ce la può proprio fare. È fisiologico. Arriva in un momento in cui c’è talmente tanta offerta che non si pensa più all’entità della domanda. Ormai sono troppe le band che si lanciano in lunghissime e estenuanti suite strumentali anche coinvolgenti, anche ben suonate, anche accattivanti (immagino che dal vivo questa roba abbia una ragion d’essere ben maggiore) ma totalmente interscambiabili, assolutamente indistinguibili, così “mediamente” cazzute che pare ascoltare sempre la stessa cosa dalla stessa band.


http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id_riv=88&id=1860