lunedì 17 settembre 2012

Recensione Delay Jesus '68 su "Distorsioni"

di Federico Porta

I Great Saunites vengono da Lodi e sono un duo basso e batteria. Oltre a propendere per questa soluzione piuttosto insolita, decidono di restringere ulteriormente il campo delle possibilità proponendo esclusivamente brani strumentali. “Delay Jesus ‘68” risente volutamente di una certa claustrofobia delimitata dalla sfida intrapresa dal gruppo, facendosi dunque apprezzare in partenza per il coraggio della proposta che li mette di fronte a una condizione non facile. I pezzi dell’EP in questione sono solo tre anche se di durata considerevole, almeno la title-track che sfiora il quarto d’ora. A questo punto si capisce che un po’ di coraggio è richiesto anche da parte dell’ascoltatore, e che i Great Saunites non cercano di sicuro la strada dell’immediatezza e del ritornello canticchiabile. Il suono d’insieme è corposo e massiccio e solo di tanto in tanto si colora di qualche intervento di tastiera e flauto suonati dal batterista L.Layola, mentre il basso di Atros alterna fraseggi in scioltezza ad accordi pieni e distorti. I brani scivolano tra momenti più cadenzati di stampo math-rock e altri più rarefatti decisamente psych anche se l’essenzialità degli elementi in gioco, ha il pregio di non conferirgli un’appartenenza ben precisa.

Pur riuscendo ad evitare  di scadere nell’autocompiacimento o nell’esercizio fine  a se stesso, se nella dimensione live trovano sicuramente il loro punto di forza, sul disco in alcuni momenti il risultato rischia di  diventare un po’ ostico.  “Delay Jesus ‘68” si conferma come un bel lavoro per un gruppo che cerca di guardare oltre, e i Great Saunites un’ottima sezione ritmica come confermato dalla loro uscita più recente (“Delay Jesus ‘68” è del febbraio 2011) condivisa con Lucifer Big Band, in cui gli orizzonti si ampliano attraversando atmosfere ambient-dark e che personalmente ho trovato più convincente. Lascio a voi la scelta ora. 

http://www.distorsioni.net/rubriche/fermoposta/fermoposta-it/delay-jesus-68

sabato 8 settembre 2012

Recensione DELAY JESUS '68 su "ONDAROCK"

di Antonio Ciarletta

Qua su OndaRock abbiamo fatto conoscenza di Angelo Bignamini in occasione del suo buonissimo esordio solista, realizzato appena qualche mese fa con la sigla Lucifer Big Band. Nel merito, "Atto I" è un disco di elettronica krauta dalle tinte psichedeliche, che tira in ballo tanto Kraftwerk e Tangerine Dream quanto qualcosa di molto vicino al free jazz.

Ciò ci dà l'opportunità di parlare di questi Great Saunites, formazione lisergica e oscura di cui Bignamini è batterista e che, se proprio vogliamo etichettare, potrebbe essere inserita nel filone italico della occult psichedelia. "Delay Jesus '68" si snoda lungo tre pezzi dai profumi heavy, imparentati con lo stoner ma fortunatamente privi di quegli schematismi hard rock che in molti casi conferivano proprio allo stoner un'essenza intimamente anacronistica. Anzi, l'hard rock dei Great Saunites è dinamico, minimale, ciclico, oltreché dotato di una visionarietà luciferina. Fanno da perfetta summa di dette caratteristiche gli oltre quattordici minuti di "Delay Jesus '68", mammuth corvino incentrato su frenetici intrecci basso-batteria e su cambi di ritmo che conducono il suono in territori progressivi. Gli altri due pezzi non sono da meno: dilaniata da riff acidissimi di basso, "Golden Mountain" è altrettanto torbida e psicotica, mentre l'iniziale "Tanit" pare uscire direttamente da un album dei Saint Vitus.

Mixato da Luca Ciffo e masterizzato da Giuseppe Ielasi, questo "Delay Jesus '68" meriterebbe un 7 pieno; il mezzo punto in meno è per l'esiguità della durata. Comunque sia, una band da tener d'occhio, anche perché l'uscita di Lucifer Big Band dimostra che a quelle latitudini bolle in pentola qualcosa di veramente saporito.

http://www.ondarock.it/recensioni/2012_greatsanuties_dalayjesus68.htm

lunedì 30 luglio 2012

Recensione TGS/Lucifer Big Band su "ARISTOCRAZIA WEBZINE"

di Advent

Musica vera sale come fumo, sempre più denso, ci sommerge come liquido. La magia psichedelica stoner e space rock frutto del lavoro dei The Great Saunites tira fuori dai cassetti della memoria percezioni forti che si appiccicano sulla pelle. Ritmi che più che cullare l’ascoltatore, aiutano a sprofondare sul divano di casa, rilassano nervi e muscoli come dopo un bel cannone. "Black City" possiede la carica dei pezzi dei grandi film western, la voce (seppur un piccolissimo cameo, i pezzi sono strumentali) è perfettamente amalgamata nel calderone di giri di basso e batteria che continuano imperterriti lungo un sentiero di sabbia pieno di curve scandite da un tamburello e costellato di dune di feedback noise. L’energia di un esercito racchiusa in questo duo esplosivo farebbe sciogliere anche il meno propenso al genere, se "Black City" non convincesse i più restii a lasciarsi conquistare, "Medjugorje" proporrebbe un classico ma immortale viaggio verso la luce della trascendenza e della spensieratezza.
Arrivato il turno dei Lucifer Big Band, si viene catapultati in uno spazio d’ambient molto oscuro. Suoni sinistri e allarmanti su uno sfondo di riverberi industrial e harsh noise ammorbidito trasformano quello che era quasi diventato il sogno perfetto in un incubo. "Rakshasa Chant" sfilaccia il lavoro dei The Great Saunites, non tocca che ripremere "play" per ritornare nel sogno, nel connubio tra bene e male, i trip positivi hanno la meglio.


 http://aristocraziawebzine.blogspot.it/2012/07/the-great-saunites-lucifer-big-band.html

domenica 22 luglio 2012

Recensione TGS/LUCIFER BIG BAND su "HEAVY WORLDS"

di Fabrizio Agosti

Ci sono gruppi che ci mettono almeno cinque anni per realizzare un album, perché ogni suono deve essere assolutamente perfetto e soprattutto perché ci devono essere due canzoni che se sovrapposte ne devono generare una terza e il booklet deve essere più 3D di Avatar (mi piacciono i Tool, sia chiaro, ma certe cose sono assurde). Poi ci sono tipi loschi come i Great Saunites che se ne sbattono altamente di logiche di mercato e rilasciano quanto più materiale possibile, in questo caso uno split downlodabile gratuitamente con gli egualmente folli Lucifer big band. Discreti cambiamenti in casa TGS rispetto all'EP dell'anno scorso, almeno per quanto riguarda questi due brani. Le basi sono sempre quelle, ovvero musica strumentale lo-fi molto psichedelica e sporca costruita sulle pulsazioni del binomio basso-batteria, ma stavolta sono gli elementi di contorno a cambiare le carte in tavola. "Black City" introduce per la prima volta una voce nella musica del duo, appena sussurrata e percettibile, che enfatizza un brano che sembra una versione ipnotica della colonna sonora di uno spaghetti western polveroso e sgranato. "Medjugorje" pare decisamente un pezzo di rottura con il recente passato, ma dopo ripetuti ascolti sotto una psichedelia quasi retrò si annida sempre quel pulsare ritmico che arriva direttamente allo stomaco. Molto interessanti gli spunti che si percepiscono da questi due pezzi, segno che il duo ha voglia di sperimentare ed esplorare nuove dimensioni senza abbandonare i territori familiari.
I  compagni di split Lucifer big band (che poi in realtà è il progetto solista del batterista dei Great Saunites, quindi tutta una roba in famiglia) invece ci devastano la psiche con un unico lungo brano di synth drone dominato da dissonanze e suoni disturbanti. Devastanti ma non glaciali come chi si approccia a questo tipo di musica partendo dalla freddezza del Black metal, i LBB lasciano intravedere un minimo di positività tra i suoni induttori di trance da spazio profondo di "Rakshasa chant". Chi ama certe atmosfere dei Sunn 0))) e Dolorism di sicuro apprezzerà.
Un ottimo split tra due realtà decisamente di nicchia, che propongono generi affini concettualmente ma diversi musicalmente, che meritano un ascolto da parte di chi vuole conoscere gruppi avanguardistici italiani che non suonino per forza Black metal. In tutti i casi è gratis, quindi tentar non nuoce!

http://www.heavyworlds.com/site/index.php/reviews/item/9256-the-great-saunites/lucifer-big-band-split-ep

lunedì 16 luglio 2012

Recensione TGS/LUCIFER BIG BAND su "WHITE SURFER"

 di Alessandro Gentili

In quest'estate afosa ci pensano The Great Saunites e Lucifer Big Band ad oscurare il cielo lodigiano. Due le menti dietro al breve split EP: Atros al basso e L.Kandur Layola alle chitarre, alle tastiere e ai tamburi formano il duo heavy-psich già autore di "Delay Jesus '68" (Il Verso del Cinghiale / Hypershape 2011), col secondo anche in veste luciferina, già alla seconda uscita dopo il recente "Atto I" su Bloody Sound Fucktory.
The Great Saunites la sorpresa più grande, finalmente maturati dopo un esordio che non aveva convinto in pieno: psichedelia cupa e misticismo voodoo in The black city, una litania dall' incedere lento e marziale che non lascia scampo; più dinamica ed energica Medjugorje, strumentale cavalcata hard in cui la sezione ritmica spiana il campo a sferzate noise e grooves spaziali. Vengono in mente i Black Angels o, per rimanere in casa, i lunari Buzz Aldrin, con un che degli Edible Woman che furono. Lucifer Big Band ci offre invece una nuova conferma a quello che era stato amore a primo orecchio: Rakshasa chant è una frequenza spaziale che riemerge dal nulla cosmico e spirituale in cui affogava Atto I. Cresce, è il male che torna, e lo fa prendendosi tutto il tempo che serve, lento, ammorbando spazi, tessuti e interstizi fisici e mentali. Quella di Lucifer Big Band è musica sacra, è religione nera in terra, è un sabba che non si perde in colori o folclore, punta dritto alla radice nera. Urla digitali fredde e disumane, in questo mondo non c'è più posto per pathos o sentimento.
Per chi odia l'estate, un'alternativa a ghiaccioli, tuffi e party in spiaggia: una pennellata nero pece a cancellare questo luglio torrido.

http://thewhitesurfer.blogspot.it/2012/07/great-saunites-lucifer-big-band-split.html