di Stefano Cavanna
Dopo oltre 3 anni dall’ottimo The Ivy, del quale avevo già avuto
occasione di parlare sulle pagine di In Your Eyes, e circa ad uno di
distanza da Nero, arriva l’atto secondo della trilogia iniziata proprio
con quest’ultimo lavoro da parte dei lombardi The Great Saunites.
Rispetto ai due lavori precedenti, il duo composto da Atros e Leonard
K. Layola spinge in maniera decisa e senza tentennamenti verso un
impatto lisergico che avvolge nelle sue insidiose e piacevoli spire
l’ascoltatore di turno: i brani sono solo due ma, insieme, assommano più
di tre quarti d’ora di musica, con Dhaneb che martella implacabilmente reiterando le poche variazioni sul tema fino a portare all’assuefazione, ed Antares
che viaggia sulla stessa falsariga, con la grande differenza che,
mentre la prima traccia si placa nella sua parte finale, la seconda dopo
circa un quarto d’ora intensifica ulteriormente suoni e ritmi.
Anche se qualcuno potrà sostenere che The Ivy fosse senz’altro più
vario, alla luce della sua distribuzione su cinque brani piuttosto
diversi tra loro, personalmente ritengo che, con Green,
la band riesca a focalizzare molto meglio le proprie naturali pulsioni,
lasciando da parte una vena sperimentale che, invece, era stata
evidenziata maggiormente in Nero: a livello di approccio, inoltre, Green sembra
ripartire da quello che era il brano migliore dell’album d’esordio,
Medjugorje, del quale riprende l’impagabile ed ossessivo incedere.
Ciò che ne resta (molto) è una sorta di lunghissima jam session nella
quale la noia è bandita se si hanno nel proprio dna i primi Pink Floyd,
gli Hawkwind o gli stessi Ozric Tentacles, rispetto ai quali però i The Great Saunites possiedono un’anima ben più robusta.
Per chi apprezza i nomi succitati Green è
un’opera che darà molte soddisfazioni, mentre magari potrebbe trovare
qualche ostacolo in più nel penetrare in chi non ha familiarità con
questi suoni: di sicuro, il fatto che quest’album sia di assoluto valore
è un dato oggettivo, che depone a favore delle doti compositive dei The Great Saunites,
capaci di provocare con la loro musica alterazioni di coscienza senza
dover ricorrere a sostanze illegali, nonché in grado di prodursi in una
progressione stilistica costate e priva di calcoli di convenienza.
http://metaleyes.iyezine.com/the-great-saunites-green/
Informazioni personali
martedì 17 gennaio 2017
sabato 14 gennaio 2017
Recensione TGS_GREEN su ONDAROCK
di Michele Saran
I Great Saunites, il basso distorto di Atros (Marcello Agroppi) e la batteria infaticabile di Leonard Layola (Angelo Bignamini) danno un veloce seguito a “Nero” (2016) con “Green”.
I venticinque minuti di “Dhaneb” sono un allenamento space-rock incredibilmente statico, niente a che vedere coi mastri Hawkwind. L’unica parte appena più avvincente è una variazione a passo cingolato con il basso che ulula feedback, ma che poco si discosta da una confusa routine psichedelica: dopo più di dieci minuti di progressione, il clima del brano non cambia; svanisce in una landa lisergica prima di riprendere col tempo primo.
Il furore, più brasileiro che cosmico, di “Antares” (ventun minuti) ha uno sprint e una frenesia forse superiori. Dopo quattro minuti sembra però aver già esaurito il carburante, come una “Interstellar Overdrive” dei Pink Floyd che interrompe il processo di disintegrazione, rimanendo a mezz’aria tra improvvisazione e ripetizione inebetita del tema.
Secondo capitolo di una trilogia “cromatica”, registrato e pubblicato nello stesso anno del predecessore. Nobilissime le intenzioni, solo due brani estesi, che però si possono asciugare a - forse - due idee per brano, e rimasticate. Puntano alla trance, ci riescono in parte perché a eruttare sono sensazionalismo ed esibizionismo. Sforzo fisico, quello sì notevole, più che musicale. Il canto (fantasma) in "Dhaneb" è di di Mike B dei Viscera.
Tiratura limitata con “visual layouts” di Giorgio Salmoiraghi. Co-produzione con Toten Schwan.
http://www.ondarock.it/recensioni/2016-greatsaunites-green.htm
I Great Saunites, il basso distorto di Atros (Marcello Agroppi) e la batteria infaticabile di Leonard Layola (Angelo Bignamini) danno un veloce seguito a “Nero” (2016) con “Green”.
I venticinque minuti di “Dhaneb” sono un allenamento space-rock incredibilmente statico, niente a che vedere coi mastri Hawkwind. L’unica parte appena più avvincente è una variazione a passo cingolato con il basso che ulula feedback, ma che poco si discosta da una confusa routine psichedelica: dopo più di dieci minuti di progressione, il clima del brano non cambia; svanisce in una landa lisergica prima di riprendere col tempo primo.
Il furore, più brasileiro che cosmico, di “Antares” (ventun minuti) ha uno sprint e una frenesia forse superiori. Dopo quattro minuti sembra però aver già esaurito il carburante, come una “Interstellar Overdrive” dei Pink Floyd che interrompe il processo di disintegrazione, rimanendo a mezz’aria tra improvvisazione e ripetizione inebetita del tema.
Secondo capitolo di una trilogia “cromatica”, registrato e pubblicato nello stesso anno del predecessore. Nobilissime le intenzioni, solo due brani estesi, che però si possono asciugare a - forse - due idee per brano, e rimasticate. Puntano alla trance, ci riescono in parte perché a eruttare sono sensazionalismo ed esibizionismo. Sforzo fisico, quello sì notevole, più che musicale. Il canto (fantasma) in "Dhaneb" è di di Mike B dei Viscera.
Tiratura limitata con “visual layouts” di Giorgio Salmoiraghi. Co-produzione con Toten Schwan.
http://www.ondarock.it/recensioni/2016-greatsaunites-green.htm
mercoledì 11 gennaio 2017
lunedì 9 gennaio 2017
GREEN recensito su SODAPOP WEBZINE
di Emiliano Zanotti
Il duo The Great Saunites è simile a un elettrone che orbita intorno al nucleo che rappresenta la loro idea di musica: sappiamo che sono lì ma il punto preciso è imprevedibile. Green – secondo capitolo della trilogia dedicata ai colori e prodotto in un numero limitatissimo di copie – li vede muoversi seguendo le traiettorie di due lunghe jam per un totale di oltre tre quarti d’ora di musica che si dirige verso un punto chiaramente indicato dall’immagine di copertina opera di Stefano Gerardi. Dhaneb parte come degli Om che abbiano barattato la ricerca della trascendenza con una buona dose di immanenza e ci delizia con un fugace e inedito inserto vocale (opera dell’ospite Mike B.) in quello che è uno dei momenti migliori nella discografia del duo; si prosegue con l’inserimento di una chitarra che ricama blues etereo su ritmiche corpose e dopo un breve momento di riflessione, si chiude con un orgoglioso scatto hard. Antares raccoglie il testimone partendo senza far sconti, poi si assesta veleggiando in un’atmosfera sognante non lontano da certe cose della Squadra Omega (chissà perché The Great Saunites non godono presso il pubblico dello stesso appeal…) ma poi l’anima grezza – per inciso quella che più ci piace e nella quale i due trovano la loro ragione d’essere – torna a farsi sentire con batteria e basso che macinano groove in un crescendo infinito come un trapano a percussione che lavora senza pause fino all’inevitabile fuorigiri, che pone fine al disco. The Great Saunites sono un gruppo cocciuto che, giocando con elementi sempre più o meno uguali, gira intorno ad un’idea di suono esplorandone ogni anfratto: ad un primo ascolto vi sembreranno gli stessi lasciando poi emergere le differenze col tempo. A tutt’oggi non si ravvisano segni di stanchezza.
http://www.sodapop.it/phnx/great-saunites-green-hypershapetoten-schwan-2016/#reviews
giovedì 29 dicembre 2016
Recensione GREEN su HEAVY METAL MANIAC
di Sergio Vinci
"Green" è la seconda parte di una trilogia iniziata nel gennaio 2016 con
l'album "Nero". E' un suono altamente lisergico e fumoso quello di
questo duo lodigiano dove spettri, visioni e atmosfere dilatate si
fondono assieme per dar vita a due lunghi brani, a tratti inquietanti, a
tratti meditativi, ma dalla forza innegabile, una forza oserei dire
quasi "esoterica".
Il sound dei Nostri potrebbe essere definito come "semplice" e
ripetitivo, ma non immagino un modo diverso per poter far rendere questa
proposta musicale allo stesso modo. Anzi, direi che riuscire a
convincere usando pochi elementi, ruotando sempre attorno agli stessi
riff aggiungendo man mano che si procede sempre qualche arpeggio o
ingrediente nuovo ma non deviando mai in maiaera netta il sentiero
intrapreso, è impresa non facile. Molti altri avrebbero deluso, i The
Great Saunites invece no.
Il loro atmospheric doom-post metal, drogato con forti dosi di
psichedelia, generalizzando un po' il discorso, non ha nulla di
innovativo, ma riesce a creare un feeling carico di tensione ma allo
stesso tempo dai forti connotati meditativi, per un risultato efficace e
che troverà negli amanti del genere una sicura approvazione.
Quindi non rimane molto altro da dire, se non che questo lavoro
travalica le mere definizioni di genere e arriva a toccare universi
paralleli con un linguaggio lineare ma accattivante.
Attenti solo a non lasciarvi ipnotizzare eccessivamente, potreste fare viaggi mentali senza ritorno!
Complimenti alla band!
sabato 17 dicembre 2016
Recensione GREEN su SON OF FLIES
di Christian Montagna
"Green", la seconda parte di una trilogia iniziata nel gennaio 2016 con "Nero", emana innumerevoli sensazioni vibranti, mettendo in gran risalto sia l'espressività che l'energia dell'ondata lisergica generata dai due musicisti di Lodi, in arte THE GREAT SAUNITES. Attraverso queste note c'è il desiderio bruciante di estraniarsi dal nostro mondo per oltrepassare i confini dell'universo. Una sintassi strumentale fortemente dilatata, che gli permette di spaziare e di liberarsi nei lunghissimi voli pindarici. La psichedelia è l'elemento costante nel suono voluto dalla band, ed è proprio quello stile, più di ogni altro, a influire positivamente sullo svolgersi della trama. In certi generi musicali è difficile allontanarsi dai modelli conosciuti, ma, a loro modo, i The Great Saunites stravolgono la materia in modo tale da stordire l'ascoltatore durante l'immersione. L'atmosfera generale è fatta di alterazioni devianti e destabilizzanti. Nonostante non inventino niente di nuovo, vi sono alcuni particolari che vanno presi in considerazione.
http://christianmontagna.blogspot.it/2016/12/recensione-great-saunites-green-2016.html
"Green", la seconda parte di una trilogia iniziata nel gennaio 2016 con "Nero", emana innumerevoli sensazioni vibranti, mettendo in gran risalto sia l'espressività che l'energia dell'ondata lisergica generata dai due musicisti di Lodi, in arte THE GREAT SAUNITES. Attraverso queste note c'è il desiderio bruciante di estraniarsi dal nostro mondo per oltrepassare i confini dell'universo. Una sintassi strumentale fortemente dilatata, che gli permette di spaziare e di liberarsi nei lunghissimi voli pindarici. La psichedelia è l'elemento costante nel suono voluto dalla band, ed è proprio quello stile, più di ogni altro, a influire positivamente sullo svolgersi della trama. In certi generi musicali è difficile allontanarsi dai modelli conosciuti, ma, a loro modo, i The Great Saunites stravolgono la materia in modo tale da stordire l'ascoltatore durante l'immersione. L'atmosfera generale è fatta di alterazioni devianti e destabilizzanti. Nonostante non inventino niente di nuovo, vi sono alcuni particolari che vanno presi in considerazione.
http://christianmontagna.blogspot.it/2016/12/recensione-great-saunites-green-2016.html
lunedì 12 dicembre 2016
GREEN - new album out on 15.12.16
TGS_Green out 15.12.16
Hypershape Records, Toten Schwan Records
https://thegreatsaunites.bandcamp.com/album/green
Digital download + cd limited edition, 50 hand-numbered copies coming in a dvd case
For physical copies contact us at: thegreatsaunites@gmail.com
or https://totenschwan.bandcamp.com/album/green
Hypershape Records, Toten Schwan Records
https://thegreatsaunites.bandcamp.com/album/green
Digital download + cd limited edition, 50 hand-numbered copies coming in a dvd case
For physical copies contact us at: thegreatsaunites@gmail.com
or https://totenschwan.bandcamp.com/album/green
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